Partecipazione e Gestione dei Conflitti Ambientali
La costruzione di impianti, infrastrutture e insediamenti industriali (una discarica, un impianto di incenerimento, una centrale elettrica, una ferrovia, ponti e strade,…) è spesso accompagnata dall’insorgere di conflitti locali (la cosiddetta sindrome NIMBY, Not In My Back Yard), derivanti dalla problematica accettabilità di tali opere, ovvero dal timore del "sicuro" danno locale a fronte del "presunto" beneficio generale; le opere di pubblica utilità soddisfano cioè fabbisogni di molte e ampie comunità (il fabbisogno di smaltimento di rifiuti, il fabbisogno energetico ecc.), ma caricano potenziali o reali danni (ambientali, sanitari o anche solo di valore immobiliare) su una comunità molto ristretta, alla quale il rapporto costi-benefici appare immediatamente sfavorevole.
Per prevenire e gestire tali situazioni di conflitto occorre adottare, a nostro avviso, nuovi percorsi e approcci decisionali, improntati all’informazione, al dialogo ed alla negoziazione con i diversi interessi e punti di vista che le comunità locali ed i soggetti interessati esprimono, avvalendosi di tecniche per la costruzione di decisioni condivise e consensuali.
In molti dei casi di conflitto ambientale emerge infatti che il fattore scatenante risiede nella carenza di una comunicazione adeguata da parte dei soggetti che propongono gli impianti e le infrastrutture, dalla quale, a cascata, derivano prima legittime diffidenze e poi polarizzazioni che si radicano e divengono inconciliabili.
Per prevenire il conflitto occorre poi anche costruire itinerari e progetti che puntino a consultare, ricercare il consenso e costruire soluzioni condivise con le comunità locali; tale strategia di coinvolgimento e partecipazione rappresenta la strada per costruire alleanze con settori significativi della popolazione e ricercare l’appoggio degli Enti locali e territoriali, e risponde all’esigenza di prevenire opposizioni pregiudiziali alla localizzazione degli impianti e delle infrastrutture.
In questa chiave, a nostro avviso, i diversi obiettivi e le diverse professionalità che dovranno caratterizzare e supportare i progetti partecipativi per la prevenzione e gestione dei conflitti, cioè gli aspetti informativi, gli aspetti comunicativi, le strategie e metodologie della partecipazione, dovranno interagire strettamente: la comunicazione dovrà essere funzionale agli obiettivi della partecipazione, che non potrà dispiegarsi senza un’adeguata informazione, che a sua volta dovrà influenzare profondamente le strategie e gli strumenti comunicativi e le fasi della partecipazione che implicano un maggiore coinvolgimento (consultazione e co-decisione).
Tra le decisioni che più spesso generano problemi e conflitti ambientali e non solo, ci preme in particolare ricordare quelle correlate al tema degli impianti di trattamento e smaltimento dei rifiuti: coinvolgere le Amministrazioni pubbliche, i Portatori d’Interesse e i Cittadini in un itinerario partecipativo e concertato significa a nostro avviso portarli a riconoscere che la produzione ed il trattamento dei rifiuti sono questioni che toccano la responsabilità di tutti e ad impegnarsi a farsene carico con piena responsabilità, nella convinzione che ciascuna comunità non possa pensare di scaricarne su altri i costi ambientali ed economici.Su questo tema, vi invitiamo ad approfondire l'esperienza maturata nel progetto Co.Ri., sviluppato da un gruppo di comuni in provincia di Varese, che ci sembra particolarmente interessante.





