Paesaggio, Biodiversità e partecipazione
Come noto, la maggior parte degli ambienti, in Europa e in particolar modo nel bacino del Mediterraneo, sono oggi di fatto sistemi “semi-naturali”, ovvero che hanno subito ampie modificazioni ecosistemiche e sono frutto della coevoluzione uomo-ambiente.
È dunque evidente l’esigenza di interrogarsi sul confine tra naturale e non naturale e tra uomo e natura, tra società e ambienti, tra natura e cultura (Descola, 2005), nonché adottare approcci innovativi nella gestione di tali tematiche: affrontare il tema della gestione delle risorse naturali, del paesaggio e degli ecosistemi, richiede cioè ’affrontare anche quello dell’interazione con le comunità antropiche che insistono su tali ambienti.
La Commissione Europea, nell’ambito della Strategia Comunitaria per la diversità biologica (1998) e della Comunicazione “Arrestare la perdita di biodiversità entro il 2010 e oltre (2006) sottolinea infatti l’importanza e l’opportunità della partecipazione degli attori locali nella conservazione della biodiversità e nella protezione del paesaggio e del territorio ed individua i processi partecipati in qualità di misure di sostegno e trasversali ai vari assi di attuazione della Strategia Europea per la Biodiversità (insieme all’educazione e alla sensibilizzazione).
Per quanto concerne la Convenzione Europea del Paesaggio (CEP, Firenze 2000), uno dei suoi pilastri è costituito appunto dall’affermazione della centralità del punto di vista delle comunità locali sulle scelte che interessano il loro ambiente di vita e nella definizione stessa di Paesaggio quale “parte di territorio così come è percepita dalle popolazioni, il cui carattere risulta dall’azione di fattori naturali e/o umani e dalle loro interrelazioni” (art. 1), formulazione che implica un grande rilievo che viene attribuito al punto di vista delle comunità locali nella lettura dei paesaggi ed in particolare nella loro identificazione e valutazione (interpretazione) (art. 6 paragrafo C).
La Convenzione pone poi l’attenzione sulla necessità di definire e di attuare un’organica Politica del Paesaggio concepita come la matrice strategica su cui fondare gli obiettivi di qualità paesaggistica, conseguiti attraverso azioni e misure fattive volte alla tutela del paesaggio: per queste si prevede espressamente di “predisporre delle procedure di partecipazione del pubblico, delle autorità locali e regionali e degli altri soggetti interessati alla definizione e alla realizzazione delle politiche del paesaggio” (art. 5). Le ricadute della Politica devono riguardare in modo concreto le scelte urbanistiche, la pianificazione ambientale, le politiche di incentivazione e di gestione dell’agricoltura, le modalità di progettazione e di realizzazione delle opere pubbliche e dell’edilizia privata e in tutti questi settori, secondo la Convenzione, si può puntare a conseguire Obiettivi di qualità paesaggistica (art.6) che le autorità devono definire interpretando le esigenze espresse dalla popolazione riguardo al loro ambiente di vita e che sono riconducibili ad azioni di salvaguardi, di gestione e di pianificazione.
Alla luce di tali presupporti, la partecipazione delle comunità locali nelle politiche e nei piani/progetti per la biodiversità e il paesaggio rappresenta dunque una innovazione strategica del tradizionale approccio ancora basato sul rapporto duale tra decisori pubblici ed esperti/operatori. L’innovazione consiste nell’instaurare una relazione triangolare tra tre polarità: comunità locale, amministrazione locale (o territoriale), esperti/operatori.
Perché questa relazione si instauri e rappresenti un’innovazione effettiva dei percorsi decisionali spesso non è sufficiente tuttavia affidarsi alla spontaneità dei rapporti informali e bilaterali ma è necessario dar corso a processi di partecipazione che siano trasparenti, organizzati e inclusivi, di medio/lungo periodo e di ampia risonanza e rappresentatività degli interessi, delle competenze, dei ruoli e dei punti di vista che il territorio esprime.
In sintesi, l’approccio partecipativo è a nostro avviso funzionale a:
- aumentare l’interesse, l’attenzione e l’informazione di tutti sui temi della biodiversità, del paesaggio e della sostenibilità territoriale;
- promuovere la cooperazione tra i diversi settori dell’Amministrazione e tra diversi livelli di governo del territorio (Regione, Province, Comuni, Parchi e Comunità montane);
- favorire il coinvolgimento attivo e responsabile del territorio affinché le misure di tutela e le azioni per la rete ecologica, la biodiversità e il paesaggio trovino riscontro e attuazione nelle scelte di pianificazione e regolamentazione urbanistica e paesistica locale, sovra comunale e di settore nonché nelle prassi gestionali e nelle scelte di investimento di Enti pubblici, imprese e altri soggetti che incidono sulla biodiversità, la qualità ambientale e il paesaggio;
- ottenere attenzione, appoggio e contributi propositivi nella definizione progettuale e nell’attuazione di interventi puntuali di riqualificazione ambientale e paesistica, anche negli ambiti urbanizzati e a forte pressione antropica: es. progetti di riqualificazione di corsi d’acqua, di ambienti e zone umide; iniziative di potenziamento dei corridoi ecologici; azioni di rimozione delle specie infestanti-alloctone; interventi di forestazione e creazione siepi;
- giungere alla stipula di accordi, intese e convenzioni di gestione, per orientare le pratiche agronomiche, l’uso delle risorse idriche, le procedure di manutenzione di corpi idrici e di opere pubbliche, le gestioni forestali e del verde urbano, la gestione faunistica.
Casi studio:





