Mobilità, sicurezza stradale e partecipazione

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Il tema del traffico urbano e della mobilità delle persone e delle merci è tra le questioni ambientali di maggior rilievo in quasi tutte le regioni europee: a questa emergenza si associano diversi problemi ambientali di primaria importanza, tra i quali l’inquinamento atmosferico, le emissioni di gas serra e climalteranti e l’inquinamento acustico causati direttamente dai veicoli a motore, l’estrazione, il trasporto e la lavorazione del petrolio, lo sviluppo delle infrastrutture della rete viaria e della sosta urbana ed extraurbana, l’inquinamento acustico, la gestione dei rifiuti che derivano dall’automobile (componenti metalliche e plastiche, batterie, oli, marmitte…).

Non vanno peraltro dimenticati, accanto ai costi ambientali, i costi sociali e sanitari correlati ai trasporti e dovuti all’incidentalità ed all’aumento delle malattie da inquinamento, nonché l’ingente onere gestionale che ricade sugli apparati pubblici che devono assicurare la manutenzione e la vigilanza sulle infrastrutture viarie, sul traffico e sulla mobilità in genere. Da ultimo, il ripensamento della centralità dell’automobile viene oggi a imporsi in conseguenza della crescente invivibilità dei centri urbani e della paralisi del traffico che “si muove” da, verso e nelle città.

 

Gli interventi per fare fronte allo scenario tratteggiato ed invertire le tendenze sopra delineate sono complessivamente riconducibili al concetto della cosiddetta “mobilità sostenibile e sicura”: un sistema di mobilità urbana in grado cioè di conciliare il diritto individuale alla mobilità con l'esigenza di ridurre l'inquinamento e di non gravare eccessivamente sul sistema sociale in termini delle esternalità negative ricordate.

Per quanto concerne i Comuni e gli Enti territoriali, in particolare, con il loro Piani del Traffico e della Mobilità, possono dotarsi di politiche integrate che non siano solo “difensive” rispetto all’assalto delle auto né che si limitino a migliorare la viabilità e i parcheggi per rendere più fluido il traffico, ma che riescano a determinare gli interventi necessari per ottenere, insieme alle strategie urbanistiche e al miglioramento all’offerta pubblica di mobilità, veri e propri obiettivi di sostenibilità e di vivibilità urbana quantificabili; anche tra i 10 “Impegni di Aalborg” sottoscritti dalle Città Europee per lo Sviluppo Sostenibile ce n’è uno che le impegna in azioni per una “migliore mobilità, meno traffico”, riconoscendo “l’interdipendenza di trasporti, salute ed ambiente” e promuovendo “scelte di mobilità sostenibili lavorando per:

  • ridurre la necessità del trasporto motorizzato privato e promuovere alternative valide e possibili,
  • incrementare la quota di spostamenti effettuati tramite i mezzi pubblici, a piedi o in bicicletta,
  • promuovere il passaggio a veicoli con basse emissioni di scarico,
  • sviluppare un piano di mobilità urbana integrato e sostenibile,
  • ridurre l’impatto del trasporto sull’ambiente e la salute pubblica.”

Più specificamente, per rispettare l’impegno per una mobilità più sostenibile e sicura gli strumenti a disposizione dei comuni e degli altri soggetti pubblici preposti alla mobilita delle persone sono riconducibili ad alcune fondamentali leve (o, se si vuole, politiche):

  • la qualificazione dell’offerta pubblica di trasporto (con corsie riservate e vie preferenziali, sistemi di integrazione tariffaria, strumenti per l'infomobilità, …),
  • la regolamentazione del traffico e degli accessi alle città, le limitazioni della circolazione veicolare e l’utilizzo di sistemi di information technology per la gestione dei flussi veicolari (es. instradamenti ai parcheggi urbani, segnalazione traffico sugli assi stradali, navigazione satellitare, ecc),
  • l’adozione di incentivi – disincentivi economici, tra cui le tariffe d’accesso (accesso a pagamento a strade o a particolari zone urbane), il park pricing (sosta su strada a pagamento), il park and ride (agevolazione nell'interscambio tra automobile e mezzo pubblico nelle città) ed i crediti di mobilità,
  • la messa in atto di interventi di gestione della domanda e l’introduzione di servizi basati sul principio dell'auto privata per uso collettivo (car sharing e car pooling),
  • gli interventi urbanistici e la realizzazione di opere per la mobilità dolce (piste ciclabili, ecc),
  • l’introduzione della figura del mobility manager di area e di azienda (con la funzione di analizzare le esigenze di mobilità dei dipendenti delle aziende pubbliche e private, agevolare il car-pooling e sincronizzare gli orari lavorativi con quelli del trasporto pubblico) e la redazione del Piano spostamenti casa-lavoro,
  • l’impiego (pubblico e privato) di veicoli più efficienti e meno inquinanti,
  • la modifica dei comportamenti e delle abitudini.

Se è vero che per mettere a punto ed attuare un’efficace strategia per la mobilità sostenibile è necessario muovere insieme tutte o quasi tutte le leve appena citate, è anche vero che l’ultima componente assume un ruolo particolarmente importante in virtù del fatto che introduce una variabile – quella delle propensioni soggettive – che, da sola, è capace di far decollare o fallire gran parte delle iniziative che ricadono nelle altre politiche.

I processi partecipati in materia di mobilità e sicurezza nelle strade possono dunque, pur senza avere la presunzione di recare apporti di carattere tecnico–specialistico, dare un contributo importante alla buona riuscita di iniziative per la mobilità sostenibile, in quanto restituiscono alla comunità l’opportunità di occuparsi direttamente di un tema che è diventato il tema centrale della qualità della vita in città e possono rivelarsi fondamentali in quanto agiscono su una delle principali componenti del problema del traffico: quella legata alle esigenze obiettive di mobilità e ai comportamenti soggettivi dei singoli e delle categorie.

Certo è, infatti, che anche i provvedimenti più pragmatici e “oggettivi” com’è quello dell’applicazione di una tariffa d’accesso alla città (sperimentata a Londra e allo studio a Milano), non sono attuabili ed efficaci se non c’è il feed-back di un’adesione o quantomeno di un’accettazione almeno da una parte significativa dei cittadini.

I cittadini e le loro associazioni diventano poi importanti, se non decisivi, quando riescono a far sentire la loro voce in merito alle politiche locali sulla mobilità; sarebbe importante al riguardo effettuare indagini approfondite sulla capacità d’incidenza che riescono ad avere i pendolari e gli utenti del trasporto locale, i ciclisti, i pedoni, le associazioni ambientaliste sulle politiche della mobilità e su quanto d’altra parte pesino sui sindaci le pressioni delle categorie più orientate ad utilizzare o favorire la mobilità motorizzata privata (il caso classico è quello della “chiusura” da parte della maggioranza dei commercianti nei confronti di regolamentazioni restrittive per le auto private).

I comportamenti e le abitudini dei cittadini rappresentano una componente chiave del successo delle politiche di innovazione, e dunque è assolutamente strategico stimolare un’attenzione non occasionale della città su questi temi e sulle ragioni che sono alla base delle scelte degli individui e delle categorie (studenti, pendolari, acquirenti, dipendenti di aziende pubbliche e private), per poi comprendere quali sono le opportunità e gli ostacoli che rendono possibili o impossibili scelte diverse dall’uso del mezzo individuale per gli spostamenti, contributo potenziale molto importante per definire progetti ed iniziative .

 

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