La risorsa acqua e la partecipazione
Le attività dell’uomo sono naturalmente responsabili di vari tipi di impatto sulle acque. In particolare ricordiamo:
- l’inquinamento delle acque causato dagli scarichi, prevalentemente urbani e agricoli;
- le alterazioni fisiche o che riducono la capacità di autodepurazione dei corsi d’acqua, alterazioni morfologiche come sbarramenti fluviali e derivazioni a scopo idroelettrico, agricolo ed industriale, canalizzazioni, arginature e opere per il controllo delle piene, svasi, costruzione di strade e urbanizzazione, pratiche agricole;
- le alterazioni a livello biologico ed ecologico (competizione, predazione, ecc.), dovuti ad una gestione impropria delle specie acquatiche, quale ad esempio l'introduzione di fauna esotica;
- gli impatti generati dalla pressione turistica (inquinamento in alta quota per scarichi e abbandono di rifiuti nei crepacci dei ghiacciai, inquinamento diretto dovuto allo scarico non depurato di rifugi e baite, altre problematiche connesse all’innevamento artificiale);
- il problema dei conflitti legati agli usi multipli della risorsa acqua.
La complessità di queste problematiche si sovrappone ad un complesso scenario amministrativo e decisionale in materia di risorse idriche del territorio:
- sono presenti più livelli amministrativi e dunque di più soggetti decisori: Comuni, Comunità Montane, Provincie, Regione, ecc… Tutti adempiono più o meno, per quanto di competenza, alla messa in atto degli strumenti di gestione del territorio e delle forme di monitoraggio e controllo,
- sono presenti diversi settori che fanno uso dell’acqua, con diversi riferimenti pianificatori/autorizzativi: non solo c’è differenza procedurale fra le grandi e le piccole derivazioni, ma anche tra i diversi settori (industriale, turistico, servizio pubblico), che spesso affrontano i problemi che li riguardano in tavoli specifici che difficilmente comunicano tra loro.
Le risposte alle problematiche citate risiedono in alcuni strumenti di pianificazione e gestione delle risorse idriche, che si collocano in un contesto legislativo ampio, che va dalla Direttiva Quadro Acque (WFD 2000/60/CE) alla legislazione di tutela nazionale (in particolare il D.Lgs. 152/08) e regionale (in Lombardia, ad esempio, la L.R. 12/2005 sul governo del territorio, la L.R. 6/73 sulle opere idrauliche, la L.R. 2/2003 sulla Programmazione negoziata ed il PSR 2007/2013, riguardante la Strategia per la conservazione della biodiversità e Sistema delle reti ecologiche).
Più in generale, la grande attenzione che la comunità internazionale riserva al tema del valore ambientale delle risorse idriche è dimostrata anche dalla recente indizione dell’Anno Internazionale dell’Acqua (2003) e dalle numerose iniziative che stanno prendendo piede in occasione delle Giornate Mondiali dell’Acqua. Anche la sensibilità delle comunità locali ha ormai raggiunto buoni livelli, grazie soprattutto alla percezione più consapevole delle alterazioni indotte all’ambiente dalle attività umane.
In questo quadro la partecipazione pubblica, espressamente richiesta all’art.14 della Direttiva Quadro Acque, si configura dunque quale strumento indispensabile per favorire un approccio alla gestione delle acque secondo principi di solidarietà, ecologia e sostenibilità. Il coinvolgimento attivo dei portatori di interesse pubblici e privati che operano sul territorio (e dunque fanno uso delle sue risorse idriche) costituisce una condizione fondamentale per giungere in modo condiviso a prefigurare scenari alternativi di regolamentazione e disciplina degli usi delle acque ed a proporre indirizzi per la razionalizzazione dei prelievi e degli usi.
A nostro avviso, l’approccio partecipativo, dal basso e intersettoriale, promuove infatti la consapevolezza e la conciliazione dei conflitti tra interessi/usi differenti:
- accrescendo il senso di appartenenza al territorio e la consapevolezza verso la risorsa idrica intesa come patrimonio e valore comune,
- favorendo la comprensione dei problemi e la responsabilizzazione rispetto alla loro evoluzione/soluzione,
- aiutando i portatori di interesse, attraverso un processo di apprendimento sociale reciproco, a prendere coscienza non solo dei problemi e delle alternative ma soprattutto del “punto di vista degli altri”, ed a imparare a lavorare per la definizione condivisa di alternative possibili da attuare per la soluzione dei problemi stessi.
Più specificamente, nelle “Linee Guida sulla partecipazione pubblica in relazione alla Direttiva 2000/60 CE” si trova il riferimento ufficiale e autorevole per quanto riguarda l’informazione adeguata, la consultazione e il coinvolgimento attivo di tutte le parti interessate, finalizzato a favorire la diffusione di questo approccio tra gli enti pubblici (Autorità di bacino, Regioni, Province, Comuni, ATO…) e tra tutti i soggetti coinvolti direttamente nei processi di gestione delle acque (Associazioni di categoria, consorzi di bonifica, associazioni ambientaliste, sportive, culturali….).
Uno strumento che in particolare ci preme qui ricordare è poi quello dei Contratti di Fiume, che si configurano come strumenti di programmazione negoziata interrelati a processi di pianificazione strategica per la riqualificazione dei bacini fluviali, finalizzati alla realizzazione di scenari di sviluppo durevole dei bacini, elaborati in modo partecipato affinché siano ampiamente condivisi, che facciano riferimento a processi di riqualificazione paesistico-ambientale consapevoli delle matrici fondative del territorio (idrogeologica, geomorfologia, evoluzione degli ecosistemi naturali e antropici, ecc.) e che interpretino opportunamente le “storie insediative” delle comunità locali (Enti, associazioni, imprese, cittadini).
Il Contratto di Fiume è quindi la sottoscrizione di un accordo (Accordo Quadro di Sviluppo Territoriale - AQST) che permette di adottare un sistema di regole in cui i criteri di utilità pubblica, rendimento economico, valore sociale, sostenibilità ambientale intervengono in modo prioritario nella ricerca di soluzioni efficaci per la riqualificazione di un bacino fluviale.





